LOTTAPANCRAZIO CUS  BERGAMO ASD

Nell’Antichità la «lottapancrazio» si praticava nella più assoluta nudità. Due i motivi; il primo: la nudità indicava lo stato di purezza degli atleti (in greco gymnos) e ciò si legava alla sfera rituale e religiosa delle competizioni come Olimpia, Nemea, Delfi e Corinto.

In secondo motivo era più strettamente tecnico: essendo una forma di lotta i pancraziasti si avvinghiano gli arti, fanno prese con le mani ed improvvisi torcimenti con il corpo al fine di abbattere o fare leve; in presenza di vestiario la possibilità di intrappolare le dita di mani e piedi nel tessuto è altissima, col rischio di lussazioni o fratture.

La nudità fu dunque uno dei motivi per evitare questi problemi, regalando così alla «lottapancrazio» modalità dell’afferrare uniche ed esteticamente impareggiabili. E’ lo stesso motivo per cui oggi le discipline olimpioniche come la lotta «greco-romana» e la «lotta libera» adottano tute da lotta aderenti a pantaloncino corto e canotta.
Anche la «lottapancrazio» fa la stessa scelta delle cugine moderne. E poiché anticamente il pancrazio era praticato sulla sabbia, che escludeva la possibilità di traumi alle dita dei piedi, identicamente oggi si adottano le scarpette da lotta per evitare lesioni causate dai tipici movimenti «torsivi» della disciplina sulle moderne materassine di gomma.

L’assenza di protezioni alle mani determina infine l’uso di speciali cuffie da lotta che in antichità si chiamavano «amphotides». Oggi si possono acquistare direttamente dall’associazione, oppure ci si può dotare di cuffie da «rugby» in vendita presso i negozi di abbigliamento sportivo.

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