LOTTAPANCRAZIO CUS BERGAMO ASD

LOTTAPANCRAZIO CUS  BERGAMO ASD

Grecoromana e libera nel pancrazio

Premessa: quanto andremo esplicando si riferisce al pancrazio olimpico con regolamento Alfa (andros, adulti), completo nelle percussioni di pugno, gomito, calcio e ginocchio. Il regolamento Beta (bathmós, intermedio) non prevede gomitate e quello Gamma (gymnasion, elementare) esclude anche le ginocchiate. Si tratta della medesima disciplina nella sua triplice progressione abilitativa.

Ricordiamo inoltre al lettore che il pancrazio è una forma di lotta e, come tale, si svolge rigorosamente senza guanti o fasciature a protezione delle mani.

 

1 – L’influenza delle percussioni nel modo di lottare

Le percussioni di braccia e di gambe condizionano sensibilmente la fase ortepalica del pancrazio, quella cioè della lotta in piedi. Se nella pura lotta è normale partire già in contatto, poggiando le mani sulla nuca o le braccia dell’altro per ingaggiare una schermaglia più o meno ravvicinata al fine di chiudere una presa, nel pancrazio il «contatto» va anzitutto guadagnato rimanendo indenni ai colpi di sbarramento di calci e pugni; una volta guadagnato, tale contatto va gestito ai fini lottatori convivendo col pericolo di gomitate e ginocchiate.

La fase iniziale dunque, detta akrochirismos o pugilato acrochiro, è caratterizzata da prevalenti colpi discendenti a mano aperta destinati a colpire testa e nuca; colpi che uniscono la duplice esigenza di percuotere come pugno e simultaneamente, fare sbarramento difensivo in caso di penetrazione alle gambe.

2 – Atteggiamento liberistico

Lo sbarramento percussivo obbliga a un approccio con braccia protese [probolè] e busto piegato in avanti; una guardia bassa molto simile alla «lotta libera» che, tuttavia, nel pancrazio non nasce direttamente da esigenze lottatorie: l’inclinazione assolve a 3 urgenze della fase acrochira:

1) schivare i colpi di mano penetrando con la testa sotto la guardia avversaria

2) stare vicino ai fianchi del contendente per catturare sul nascere eventuali calci

3) colpire l’avversario e vincolarlo a sé con prese lunghe, al fine di inibirne il potenziale percussivo

Sono dunque gli obblighi delle dinamiche pugilistiche a determinare, nel pancrazio, la similitudine posturale con lo «stile libero»; libera che invece si caratterizza per la postura particolarmente inclinata a causa della sua vocazione nel lanciare prese alle gambe. Ed ecco la coincidenza: le fonti storiche mostrano chiaramente la contemporaneità fra l’akrochirismos pugilistico e le penetrazioni lottatorie basse nel pancrazio.

Chi non conosce l’antica disciplina potrebbe scambiare facilmente tale fase come l’incontro di due liberisti «borderline» che si lanciano violente manate alla nuca e spazzate alle gambe. La «lotta libera» dunque, pur adeguata ai colpi, è parte integrante del pancrazio nella sua fase eretta.

3 – Atteggiamento grecoromanistico

Accade però che l’avversario chiuda e la penetrazione alle gambe fallisca, rimanendo per un istante troppo bassi, a rischio di una ginocchiata o una martellata alla schiena; o accade che sia necessario inarcarsi in verticale per evitare che una presa al collo chiuda in strangolamento. Queste e altre dinamiche portano sovente a un repentino cambio di guardia: dalla bassa liberistica ed una più alta e adesa guardia di tipo grecoromanistico.

Dalla presa alle gambe e penetrazioni sotto l’avversario (katalepsis) si passa a prese frontali e laterali alla testa, alle braccia e al busto; i più frequenti fra questi attacchi sono gli «anaballi» oggi noti come suplex e i «kataballi» oggi detti «ancate e braccetti».

4 – Simultaneità di grecoromana e libera nel pancrazio

Il passaggio dunque da guardia all’altra, quello fra impostazione «liberista» o «grecoromanista» nel pancrazio, non è determinato dal regolamento sportivo, ma dall’obbligo urgente di scongiurare i colpi di percussione, essi che siano lunghi o ravvicinati, di braccio o di gamba.

Una similitudine di questa alternanza posturale è visibile anche nelle discipline da ring: nella boxe le schivate avvengono piegando le gambe e tenendo il busto inclinato, per passare sotto i colpi dell’avversario: è l’equivalente pugilistico della guardia bassa del pancrazio e della libera. Ma quando è necessario legare l’avversario per immobilizzarne le braccia, il pugile si erige e porta a contatto il suo busto con l’altro, togliendo ogni spazio: è questo invece l’equivalente pugilistico della guardia alta di pancrazio e grecoromana.

5 – Coincidenza nella sola fase ortepalica

Nel pancrazio dunque, la guardia lottatoria bassa o alta non è una scelta stilistica, regolamentare: è necessario conoscerle entrambe poiché la loro alternanza è obbligata dalle circostanze percussive: ne consegue che la disciplina contiene in sé la grecoromana e la libera simultaneamente; ma questo solo per la sua fase eretta, detta «ortepalica».

Fa eccezione la fase a terra: se le lotte olimpiche abbattono con lo scopo di schienare l’avversario (supinazione), nel pancrazio è il contrario: lo schienamento non determina vantaggio alcuno ed è necessario immobilizzare (o portare alla resa) mediante chiave articolare alle spalle o alle gambe, rovesciando il contendente in posizione «prona».

 

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